Potenza, ordinanza antiaccattonaggio: giù le mani dalla carità - NO Charity
connessione e s-confinamenti
Connessione: unione intima, scambio dialogico o reciproco s-confinamento?
2 febbraio 2018
Potenza ordinanza antiaccattonaggio: no all'elemosina e alla carità

Ordinanza No Charity

la Potenza del decoro: giù le mani dalla carità

Potenza: ordinanza antiaccattonaggio

Di seguito due articoli affrontano il tema: il primo “iroCknicaMente“, il secondo “inAnonimaMente

scritto irocknico

La volontà… di Potenza

la Potenza del ricordo

 

Stordito e confuso M si alza una mattina e, pur non sentendosi Martin Luhter king, crede di aver avuto un sogno da ri-flessioni non banali. Quindi chiude gli occhi con la tazza del caffè in mano (unica cosa che, di questi tempi, pur essendo “nera e bollente”, sembra mettere tutti noi, “yankies italioti”, d’accordo) e parte per il viaggio nei ricordi cullati da Morfeo…

L’urlo feroce di Immigrant song e Welcome to the jungle, appaganti risvegli mattutini, fanno da preludio – quasi fossero un’ inconsapevole Cassandra – a sciagure di umanità e intelligenza.

Metà mattina. Farmacia: oche giulive e starnazzanti galli che, con un fare arrogante-mente ignorante e un linguaggio che fa rima con linciaggio, di bassa lega fra l’altro, elevano, balbettanti, altari alla liberatoria e salvi(ni)fica ordinanza nera (da qualsiasi verso vogliate prenderla eh!).
La parola ordinanza non suscitava in M il ricordo di periodi Augustei, ma piuttosto risuonava come un’eco molto poco rassicurante, viatico di autentiche aberrazioni che la storia ha vomitato… e già! Spesso si è partiti da “innocenti” ordinanze per arrivare a tutto ciò che, oggi, è solo amnesia, indifferenza o addirittura cinico “revisionismo storico”.

M resta in fila col suo proverbiale ghigno tra il disgustato e il caritatevole (è pur sempre sostenitore… della croce rossa!), paga il conto e, dal basso del suo essere un riconosciuto in-decoroso e irriverente “mendicante” di libertà (anche quella degli stupidi eh!) e di in-umana umanità, lancia una provocazione che fa scendere gelo e imbarazzo tra i presenti. Non svelerò le parole pronunciate per rispetto della sua onestà (e perché M non ha intenzioni “politiche” di convincere anima viva. M non fa “ordinanze”, guarda caso “sotto” le imminenti elezioni), ma vi assicuro che i suoi occhi, subito dopo,  sgranati e lucidi, erano stupidi e stupiti spettatori proprio in uno di quei luoghi pubblici menzionati dal testo “ordinante”. Testo di mirabile fattura: per chi usa accattonaggio, decoro o vocaboli simili…manca solo quell’ “ordine e disciplina” di ignorante e demagogica fattezza per proporlo al Nobel della banalità…del male. Quel luogo era divenuto freddo “deserto” di umanità e di speranza, speranza fonte di vita, per citare il poco politichese, adorabile, Papa Francesco (osservazione che, fatta da me, è tutto un ridere… sembra, infatti,  di vivere oggi, spesso, il paradosso che i “non cristiani” siano più affascinati da Cristo di quanto non lo siano i “bardati cristiani”… ma loro hanno strascinati e bigoli dopo la messa, vedere gente che li importuna fa perdere loro l’appetito, che però rimane pur sempre cristiano eh!).

A few days later (leggeremmo nei film americani) un andirivieni di pareri, scritti (trasudante vita e speranza quello di don Marcello… barlumi di “gentilezza” d’animo, per fortuna!), prese di posizione, punti di vista in guerra, populismo dilagante;

M, incapace di partecipare a dialoghi poco dia-logici, osserva e pone alla sua in-coscienza degli interrogativi: stavolta nessun “io sono Charlie? Io sono Asia?” Nessuna distratta bandiera su facebook che ci fa sentire cool e pieni, guarda caso, di solidarietà? Com-passione??? Ma se fossero stati migranti irlandesi o inglesi, insomma bianchi? Nessuno che ricordi, ad esempio, che un certo Eisenhower inoculò, nel popolo statunitense e non, la convinzione che noi italiani fossimo portatori, “colpevoli” e in-sani, del gene della violenza e del delinquere?

Recupero della memoria a breve termine finito, M si rilassa e capisce che è stato tutto un brutto incubo, che in realtà le situazioni difficili si affrontano in modo rispettoso e intelligente, che le favole su grotteschi provvedimenti presi per risolvere “problemi” non esistono, non esistono pantomime legate all’interesse di assecondare il malcontento diffuso per altri scopi… NO!!!

Tira un sospiro di sollievo per aver scongiurato una realtà che in sogno gli è apparsa meschina, ha scongiurato la mefistofelica tentazione di indossare i panni del tenente Aldo Raine o di un qualsiasi “bastardo senza gloria”… è gioiosamente convinto che il suo amico di letture, Federico Nietzsche, abbia inteso la “volontà di potenza” come vita che oltrepassa continuamente sé stessa, e non  come presa di coscienza del desiderio di dominio e sopraffazione dell’altro-da-sé (la storia, del resto, questo ci insegna… guerre e violenza sono tutti sogni che potenziali M hanno avuto!).

Allora, libero e sollevato, M può scongiurare anche quello che ha creduto per anni e che ormai è gettato nel calderone degli incubi, con tutto il resto che non esiste e non è mai esistito (!!!):

il “Ricordo” di Giovanni, Maria e Pino che, italianissimi eh, sono dovuti esodare per non morire… i “profuchi”, come li chiamavano a Potenza, che hanno intrapreso un viaggio assurdo e disperato, con la sola certezza di aver perso casa, vita, radici, parenti e amici fucilati da destra a sinistra, fratelli e cugine infoibati… nient’altro, se non la “mula de Parenzo” da fischiettare , metafora di una dignità calpestata, ma mai uccisa!

Il resto lo ha fatto la speranza del viaggio, nel viaggio! Un viaggio che, riprendendo sempre il buon Bergoglio, si fa in due (chi parte e chi accoglie, per chi è “duro d’orecchi”)… allora, la mia “Potenza” si dimostrò pronta a viaggiare, mostrando la sua volontà di dare calore e futuro a chi aveva perso tutto! Ma anche questo è, appunto, solo un altro frutto del sonno…

In entrambi i casi, se tutto fosse stato vero, vivo e reale,  Chi-sa quale sarebbe stata la volontà… di Potenza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

inanonimamente scritto

Ri(s)cordatevi giorni della Memoria e del Ricordo, lotte per l’emancipazione e per l’uguaglianza e obbedite all’ORDINanza

[…] Da tutto ciò sembra che debba dedurre un fatto indisputabile: che “noi” – intendendo con “noi” l’intero organismo costruito da corpo, cervello e spirito, memoria e tradizione – dobbiamo necessariamente differire per qualche fondamentale aspetto da “voi”, il cui corpo, cervello e spirito hanno ricevuto un tirocinio tanto diverso e sono influenzati in modo tanto diverso dalla memoria e dalla tradizione.
Pur vedendo lo stesso mondo, lo vediamo con occhi diversi. […]
Bisogna ammettere che, visto da quest’angolo, il vostro mondo, il mondo del lavoro, della vita pubblica, appare strano.
Virginia Woolf, Le tre ghinee – trad. di Adriana Bottini

 

Bisogna ammettere che, visto da quest’angolo, il vostro mondo appare strano… l’angolo in questione, quello descritto dalla penna della Woolf, è quello che nell’ultimo secolo ha lottato per affermare il proprio diritto alla “totalità areale”, alla “infinitezza circolare” ripudiando il confinamento nella “dimensione angolare” in cui, perfino e soprattutto dai dotti, dai poeti, dagli scienziati, era stato cristallizzato, fissato nella sua immobilità.
L’angolo domestico, quello del focolare, l’angolo biologico – tanto osannato e degno di ammirazione – della necessaria e “naturale” maternità, l’angolo della subalternità in ogni ambito del potere e del sapere (figuriamoci in quello delle ambizioni!).

L’altro a cui la Woolf rivolge la propria attenzione è il genere a cui appartiene – il genere umano, eh! -, quello ostacolato per la sua “diversità” e che ha lottato e, a dirla tutta, ancora sta lottando in quei paesi dimenticati dell’ombelico del mondo e dell’oriente…. ah, ma non serve andare lontano sotto il sole cocente dei deserti e all’ombra delle moschee, la cronaca mi dice che le cose stanno così – ancora così – pure in quelli degli occidentalissimi set cinematografici, altrettanto scandalosi e sicuramente s-memorati! Il genere che ha sollevato il problema della Differenza di genere e a cui sarebbe ora di volgere uno sguardo altro, “un altro sguardo”.

La penna Ros(s)a con cui evidenzio situazioni di orrorifico errore è, mi si obbietterà, parziale. Lo confermo. Rincaro la dose e alzo la posta. Non solo (in)parziale, ma soprattutto DIVERSA. E si può aderire alla mia tesi, alla mia posizione, perfino se si è economicamente autosufficienti e appartenenti alla ristretta (?) schiera dell’intellighenzia, come pure, e qui la sorpresa assume i tratti dello stupore, se si è uomini. Possibilmente neri, immigrati, senza speranza, disperati. Meglio ancora.

“Le tre Ghinee”, il saggio della Woolf da cui è tratta la citazione iniziale, sono la somma di denaro che – divisa in tre parti – la Woolf immagina di donare per tre cause, rispondendo alla domanda che le era stata posta dal segretario di un’associazione antifascista. La domanda, che attende una risposta, è, ancora oggi, la stessa:
“Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?”

A questa domanda, ancora oggi, dobbiamo cercare di rispondere, senza dimenticare di guardare al mondo, alla realtà e alla società, assumendo il punto di vista Altro a cui strizziamo l’occhio solo quando fa comodo, perfino quando (e forse in virtù del fatto che) è s-comodo. La guerra in questione non è più quella fra potenze dell’Asse e Alleati, e certo, volendo giocare con le parole, non può dirsi seconda a nessuna. Porta con sé un problema politico, economico e sociale. Scuote le coscienze e ri-stabilisce “patti” e “alleanze” spingendoci a ripensare e a rivedere le carte dei diritti comunitari, internazionali, umani.

Cambiano le rotte e i paesi di partenza – non può dirsi lo stesso per quelli di approdo – e, anche stavolta, le immagini che giornali e media ci inviano sono testimoni di orrore e disgusto, di angoscia e di disperazione, fotogrammi di tragedie. Quando sono queste le carte in gioco sui tavoli di tutti e sulle tavole dei più fortunati, il problema, la patata bollente, la “questione” si chiama Guerra e, in guerra, anche chi sta a guardare “partecipa”. È un affare di tutti, nessuno escluso. “E noi facciamo eco alle Sue parole. Perchè ora il paesaggio che vediamo è identico: gli stessi cadaveri, le stesse macerie”.

Noi, però, abbiamo dalla nostra un significativo monito, un lascito di paura che ci spinge a intervenire per ostacolare e condannare le ingiustizie e le barbarie del passato, celebrando i giorni della Memoria e del Ricordo, per contrastare qualsiasi politica di rimozione, perchè non siano consegnati all’oblio gli orrori di cui l’umanità si è macchiata. A nessuna istituzione, luogo di aggregazione, associazione, a nessun ministero e a nessuna comunità – a partire dalla famiglia – è consentito  dimenticare.

E, ben inteso, a nessuno dei “luoghi” fisici appena elencati è consentita chiusura, ottusità e s-memoratezza. A partire da questi luoghi si costruisce la pace. È a questo luogo che  fa riferimento la parola in-clusione. “Chiudersi dentro” la roccaforte del buon senso (civico), della lucidità e della lungimiranza e della giustizia della politica. Se è questo il terreno di quell’ IN, non ci sono OUT – Sider, e solo così possono esserci differenze che non sono disuguaglianze.

La forma più decorosa di integrazione è quella che “porta dentro”, quella libera di compiersi “davanti alla porta” di scuole, ospedali, uffici, attività commerciali e chiese.

Io la mia ghinea la voglio spendere in carità. La voglio spendere per contrastare le disposizioni che lasciano FUORI e “mettono ordine” con gli OUT.