Connessione: unione intima, scambio dialogico o s-confinamento?
Google PageSpeed: Googleizziamo il tempo?
26 gennaio 2018
Potenza ordinanza antiaccattonaggio: no all'elemosina e alla carità
Potenza, ordinanza antiaccattonaggio: giù le mani dalla carità
7 febbraio 2018
connessione e s-confinamenti

Connessione: unione intima, scambio dialogico o reciproco s-confinamento?

L’Io di un autore è un io complesso, composto dalla stratificazione di molteplici io da cui si proiettano, ma in cui pure confluiscono, i diversi personaggi dell’opera: i doppi in cui l’autore può proiettare una vera parte di sé stesso, ma anche un io fittizio, una maschera. Concentrandoci sulle diverse modalità di lettura degli articoli (e quindi del mondo) e sulle diverse attese dei lettori, focalizzando l’attenzione sul pubblico, che del testo è il destinatario e preoccupandoci della fruizione del testo, il nostro spazio per gli S-confinamenti e gli articoli che lo compongono – costruendolo – non può prescindere dalla riflessione sulla creazione dell’opera e, quindi, dalla riflessione sul ruolo dell’autore.

Noi siamo lo scritto sdoppiato in due prospettive lontanissime ma non in collisione, proprio come uomo e donna, universi paralleli eppure destinati all’incontro!!! Da questo gioco di prospettive TU, lettore online, avrai davanti orizzonti differenti che ti vedranno protagonista di “un’ inchiesta” continua, fatta di domande, ri-flessioni, spazi aperti al e dal duplice dialogo che non ti lascerà passivo, ma partecipe di un gioco di interazioni unico, fondato com’è sulla “differenza”.
Il nostro è un gioco di specchi, un dialogico scambio fra sessi, autori, lettori, narratori e scrittori-lettori-di-sé-stessi.
S-confinamenti si presenta a noi e a voi con un omaggio al Maestro italiano della scrittura che, nelle sue opere e in questa analizzata liberamente (“Se una notte d’inverno un viaggiatore”) procede muovendo dall’analisi dei diversi livelli di realtà e avendo presente che il soggetto dell’io scrivente può sdoppiarsi, scindersi, camuffarsi caratterizzandosi come un io artificioso, proiezione reale o fittizia dello scrittore:
«La condizione preliminare di qualsiasi opera letteraria è questa: la persona che scrive deve inventare quel primo personaggio che è l’autore dell’opera» (I. CALVINO, I livelli di realtà in letteratura)

La lettura è il miglior mezzo di apprendimento per conoscere sé stessi e il mondo – dentro e fuori dalla pagina e, quindi, al di qua e al di là delle parole -, ma è anche l’unico strumento di decodifica adottato quando, tramite la comunicazione, entriamo in relazione con l’altro. Conoscere l’altro significa, in definitiva, tradurlo, interpretarne i segnali, cogliere quello che da lui ci arriva e portarlo oltre, prendendolo con sé (comprendendolo). Dal momento che l’altro da sé è prima di tutto un’alterità fisica, procediamo nell’indagine, come davanti ad un corpo-libro, coinvolgendo nell’operazione tutti i sensi di cui siamo dotati.

S-confinamenti

Anche noi, come Calvino, ti diamo del tu, lettore;
e lasciando che sia il testo a darti parola,
Ti chiediamo:

 

Lettore, chi sei?
Di te cogliamo, immediatamente, l’assenza di caratterizzazione, non hai un nome e alla tua figura non rispondono specifici tratti somatici. «Sai che il meglio che ci può aspettare è di evitare il peggio», riponi aspettative solo «in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave», ti rechi in libreria con il preciso intento di acquistare l’ultimo romanzo di Italo Calvino, dato da cui è possibile dedurre il tuo interesse per le novità editoriali.
Sei a tuo modo risoluto e coraggioso nello sventare gli assalti di tutti quei libri che, da buon lettore, dovresti leggere o, ancor peggio, aver già letto. Non ti fai intimidire, sai opporre resistenza adoperando la tua ragione analitica: lo sbarramento dei Libri Che Non Hai Letto è fitto di letture verso le quali non nutri alcun desiderio; non hai motivo, quindi, di avvertire alcun senso di colpa. Dopo aver stoicamente resistito anche agli attacchi dei libri che programmi di leggere da tempo, di quelli Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli, di quelli che dovresti rileggere e di quelli che dovresti deciderti a leggere davvero, senza fingere di conoscerli, acquisti il libro che avevi scelto.
La ragione profonda che sottende alla scelta è da ricercarsi nella novità, nella fresca tiratura di stampa, nella copertina intonsa e nelle pagine immacolate, in cui speri si dia la verità del nuovo, disposta spontaneamente a rinnovarsi ad ogni nuova lettura e a esibire la sua forza dal primo istante, senza dover poi inseguirla, rincorrerla attraverso il libro. Ma, all’interno di un testo, in cui il concetto di verità e quello di falsificazione sono presentati come agglutinati e non come opposti e divisi, non puoi che ingannarti: la storia che stai per leggere, metafora di quella che ti appresti a vivere, è un costante inseguimento, un’indagine “poliziesca” alla ricerca di un finale colpevole della sua assenza.

L’incerta e burrascosa navigazione, a cui ti condannerà la vana ricerca di un porto salvo, è metafora dell’avventura che ti appresti a vivere come protagonista della ben più coinvolgente narrazione: la tua storia.

(Per esempio, quante volte ho pensato: perché l’io narrante dev’essere sempre un uomo? E la scrittura “femminile”? Ma esiste una scrittura “femminile”? O non si potrebbero immaginare corrispettivi “femminili” per ogni esempio di romanzo “maschile”?) […]»
(I. CALVINO, Se una notte d’inverno un narratore, «Alfabeta», I, 8, dicembre 1979, p. 4-5)

Come sei, Lettrice?
Sei una donna che ama la lettura in quanto lettura; non ci sono, infatti, aspettative nelle tue attese, ma solo manifestazioni di una certa volubilità e varietà di gusto, a motivare il cambio di rotta dei desideri. Non cerchi evasione né provi, attraverso i libri, a colmare qualche vuoto, qualche mancanza. La magia della lettura è nelle possibilità a cui apre la lettura stessa, negli spazi che crea, nelle risposte inevase e nella suggestione del “non si sa cosa”, nell’abbandono fiducioso verso ciò che sta per essere e nessuno sa che cosa sarà. Tutta questa energia narrativa si rivela nell’attacco e, in seguito, durante e dentro il testo, fino a quando la sua potenza non si disperde. Questo affievolimento, questo calo di tensione non avviene necessariamente all’altezza della conclusione; i finali, infatti, sono solo conseguenze.

La lettrice crede che la verità della letteratura non sia esclusivo appannaggio dell’autore, ma che, al contrario, si serva della sua persona per rivelarsi, attraverso la scrittura, in forma concreta. Se lo scrittore scrive «come una pianta di zucche fa le zucche, […] come gli animali scavano tane o costruiscono formicai e alveari», spontaneamente, istintivamente, come per necessità, insomma, allora la persona dell’autore resta solo un’impersonale energia grafica alla mercé di quello che, attraverso di lui, viene significandosi, servendosi della sua penna perché «qualcuno che li scrive (i romanzi) ci deve pur essere».

Il nome dell’autore, il contenuto dell’opera, i titoli e le copertine sono falsificabili, ma non l’eco che dal testo si irradia; quell’anonima voce proveniente dal “non si sa dove” e “non si sa quando” si serve della fisicità dell’atto dello scrivere e si rivolge all’orecchio di chi è in grado di coglierla.

Scrittore e Scrittrice, Lettore e Lettrice diventano, reciprocamente, oggetto di lettura, materialità corporeo-cartacea da toccare, angoli da tastare, inchiostro da annusare. I corpi si fondono come pagine saldate dalla rilegatura, esposte ai capricci del fattore tempo, dilatato nella sua durata ed esperito nell’attesa, correndo in vista del traguardo, del punto in cui, esplodendo, si frantuma nelle minuscole particelle di piacere che, a migliaia e confusamente, invadono lo spazio.